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Vaccini: Sanità di Frontiera al fianco delle Asl

Finalmente qualcosa si muove anche per coloro che fino ad oggi sono rimasti esclusi dalle vaccinazioni: le persone senza permesso di soggiorno, codice fiscale, residenza o fissa dimora. Il popolo dei cosiddetti “hard  to reach”, attualmente sprovvisti di quei minimi requisiti di accesso ai portali regionali di prenotazione (tessera sanitaria, codice fiscale).

Se al momento solo alcune Regioni  sono riuscite ad escogitare un sistema  per superare le difficoltà di accesso tramite una modifica dei sistemi informatici (ad es.Emilia-Romagna, Campania, Puglia), altre stanno ancora faticosamente cercando una soluzione. Ma tali iniziative, per quanto virtuose, rischiano di alimentare la persistenza di grandi differenze tra Regioni, nonché  tra un’azienda sanitaria locale e un’altra. La confusione è ancora tanta.

Varie volte nel corso dell’ultimo anno le associazioni sanitarie, unite in diversi tavoli, hanno sollevato il problema e promosso  azioni di advocacy per sensibilizzare le istituzioni a livello nazionale e regionale sul tema dei vaccini alle persone vulnerabili.  L’ultima lettera inviata il 31 maggio 2021 a nome del Tavolo Immigrazione e Salute (TIS) e del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) al Commissario straordinario Figliuolo e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni Fedriga, richiedeva l’emanazione di  indicazioni nazionali chiare e univoche per superare gli ostacoli che, a causa di  cavilli meramente amministrativi, impediscono di fatto a centinaia di migliaia di persone, straniere e italiane, di accedere al vaccino pur avendone diritto (per età, per patologia o, come per i caregiver, per categoria lavorativa).

 Il CTS, con una recente circolare dell’ 11-06-2021, ha previsto, tra le altre cose, “la possibilità che si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione del vaccino Janssen” includendo “i cosiddetti gruppi di popolazione hard to reach.” A seguito di queste indicazioni, si è aperta la possibilità per le Regioni di organizzare strategie ad hoc con il vaccino J&J, superando  l’attuale carenza dei farmaci disponibili Pfizer/Moderna.

Per quanto riguarda la Regione Lazio, è stata inviata il 16 giugno 2021 una nota a tutte le Asl perché ricerchino percorsi adeguati alle diverse situazioni. Di fatto, quindi, ogni Azienda si sta organizzando in maniera autonoma per  mettere in piedi campagne vaccinali per la popolazione target con  i vaccini ad oggi disponibili – chi con le unità mobili, chi ipotizzando degli hub vaccinali ad hoc- spesso immaginando soluzioni che, però, rischiano di tenere fuori  una parte di popolazione che nemmeno le associazioni del privato sociale riescono a raggiungere (cittadini con tesserini STP/ENI che vivono in abitazioni private). 

Come associazione impegnata a garantire l’universalità e l’accesso alle cure, Sanità di Frontiera è disponibile  a collaborare con le Asl per agevolare lo svolgimento delle attività di sensibilizzazione e informazione, nel fornire i nominativi e dati anagrafici delle persone intercettate che non riescono ad accedere alla vaccinazione e supportare, laddove possibile, le sedute vaccinali tramite mediatori linguistico-culturali.

Purtroppo, la soluzione più immediata ed inclusiva – che noi auspichiamo fortemente – ovvero quella di modificare la piattaforma regionale per permettere alle persone in condizioni di vulnerabilità di poter accedere al portale, così come tutti gli altri cittadini, sembra essere, almeno nel Lazio, ancora lontana, ma noi continueremo a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per far sì che l’accesso ai vaccini sia omogeneo su tutto il territorio italiano.

Sanità di Frontiera

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00186 - Roma
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