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Vaccini: Lettera al Ministro della Salute

Le persone che vivono in condizioni abitative ad alta criticità rappresentano di per sé un fattore di rischio socio-sanitario. Il vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie può essere un fattore di esposizione al contagio di Covid 19 elevato con ripercussioni piuttosto serie sull’intero territorio nazionale.

Il Tavolo Immigrazione e Salute (TIS) – di cui facciamo parte insieme ad ASGI, Caritas Italiana, Centro Astalli, Emergency, Intersos, Médicins du Monde, medici contro la Tortura, MEDU, MSF, SIMM – ha inviato una lettera al Ministro della Salute affinché si possano avere delle indicazioni formali per avviare una campagna vaccinale anti-SARS-CoV-2/COVID 19 realmente inclusiva dei soggetti socialmente più fragili.

Al Ministro chiediamo che:

 • Si definiscano le modalità di inclusione nel Piano Vaccinale Nazionale in fase T2, tra i soggetti socialmente fragili, delle persone che vivono in insediamenti informali, dei senza fissa dimora compresa la popolazione migrante, dei richiedenti asilo, rifugiati e apolidi a prescindere dal proprio status giuridico e delle persone accolte in strutture collettive emergenziali o particolarmente affollate;

• Si stabiliscano e agevolino le procedure che consentono la vaccinazione a chi si trova sul territorio nazionale pur non avendo la tessera sanitaria, il documento di identità o il codice fiscal prevedendo una “flessibilità amministrativa”, così come indicata dall’AIFA, eventualmente anche mediata da enti locali e/o da organizzazioni dell’associazionismo e del terzo settore;

Si prenda in considerazione il ruolo fondamentale dell’associazionismo, in collaborazione con le Aziende sanitarie locali, nella mappatura degli insediamenti formali e informali, al fine di identificare le persone affette da particolari fragilità socio sanitarie da sottoporre subito a vaccinazione anche prevedendo, in alcuni casi, un’offerta vaccinale attiva in specifici luoghi di aggregazione, tenendo conto della necessità di garantire il richiamo vaccinale in una popolazione difficile da rintracciare;

Si solleciti, in particolare nell’ambito dell’offerta attiva, una maggiore capacità di iniziativa delle Regioni e delle Province nel promuovere un’interlocuzione e una collaborazione tra le singole Aziende Sanitarie e le organizzazioni del terzo settore che operano nei contesti sopracitati, per concordare tempi e modalità di somministrazione del vaccino;

• Si prevedano il diretto coinvolgimento delle comunità di migranti e di mediatori culturali per scongiurare la diffusione di informazioni non corrette e per favorire la trasmissione di messaggi chiave per la prevenzione nelle lingue comprese dai migranti ed in modo culturalmente appropriato.

Come spieghiamo nella Lettera, è fondamentale agevolare l’implementazione inclusiva del Piano Vaccinale per garantire una distribuzione capillare fra tutta la popolazione presente sul territorio nazionale.

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