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Senza distinzione di povertà. Tutelare chiunque resti indietro

 Sono circa 5,6 milioni le persone che al 31 dicembre 2020 nel nostro Paese vivono in condizione di povertà assoluta, quella che non consente di avere standard di vita accettabili. La povertà fa un salto in avanti e colpisce un milione di individui in più rispetto al 2019. Le stime preliminari dell’Istat per 2020 evidenziano come l’incidenza della povertà assoluta abbia raggiunto un livello mai registrato dal 2005.

 Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta passa dal 4,9% al 6% tra le famiglie composte solamente da italiani, dal 22% al 25,7% tra quelle con stranieri, che conoscono una diffusione del fenomeno molto più rilevante e tornano ai livelli del 2018”.

 Le misure di sostegno al reddito non riescono a contenere l’emergenza economica legata alla pandemia da Covid-19 che ha generato nuovi poveri e ha spinto nell’abisso gli ultimi tra gli ultimi. Situazioni di profondo isolamento, di stigma e sofferenza si sono acuite in quelle case non case, in cui dimora chi non ha altro che il proprio corpo da trascinare alla ricerca di un pasto caldo o di una coperta sotto cui trascorrere la notte.

In quelle parti di mondo, appena dietro ai centri storici delle grandi città, è impensabile far compilare moduli per chiedere sussidi, impossibile attivare la didattica a distanza per i bambini, come anche accedere ai servizi pubblici sociali e sanitari. Di quegli ultimi, gli invisibili, ci occupiamo ormai da tempo e restiamo solo noi che, insieme ad altre associazioni e Onlus, costituiamo una rete gratuita di sostegno e assistenza che non fa distinzioni tra poveri, impoveriti e persone a rischio di impoverimento. Tra queste persone vi sono anche 7.080 minori non accompagnati.

Vi sono circa 500 mila persone, nel nostro paese, che, pur avendone diritto, rischiano di non accedere alla vaccinazione anti-Covid: italiani senza fissa dimora, richiedenti asilo, rifugiati e apolidi accolti in strutture collettive, cittadini comunitari in condizione di irregolarità e una parte della popolazione Rom e Sinti.

 A un anno dall’inizio della crisi sanitaria per il Covid-19 la popolazione immigrata e fragile in Italia ha retto abbastanza bene alla pandemia.  In un recente report del Tavolo Asilo Nazionale e del Tavolo Immigrazione e Salute (TIS), di cui Sanità di Frontiera è parte, emerge che su 9.754 beneficiari – tra cui donne vittime di tratta e minori non accompagnati – accolti nelle 179 strutture di accoglienza monitorate, da marzo ad ottobre 2020 ci sono stati 402 casi: il 4,2%. Una percentuale in linea con la media italiana. Tra 1.845 operatori ci sono stati 103 contagi: il 5,6%.

 È dunque evidente che non si tratti di una emergenza nell’emergenza, ma di una parte di paese che va seguita e tutelata, sia attraverso la creazione di strutture ponte per l’isolamento, che attraverso l’inserimento nella strategia nazionale per le vaccinazioni. Il benessere dei più fragili e quello della comunità di appartenenza sono inscindibili ed è per questo che continueremo ad operare per una salute senza confini.

                            Per aiutarci ad operare per una salute senza confini

 

Sanità di Frontiera

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