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POLO PSI: un nuovo intervento strategico per rispondere ai bisogni dei giovani migranti

Lo sgombero della stazione Tiburtina dello scorso luglio ha rappresentato un evento cruciale per molte persone migranti ed ha spinto la nostra equipe del Polo Psichiatrico psicologico a rimodulare la propria attività di outreach che non si limita mai soltanto all’incontro con i ragazzi.

L’ascolto è la prima ed importante azione che i nostri professionisti praticano al fine  di poter leggere i fenomeni nelle principali zone di interesse di Roma, per intercettare gli utenti e per poter individuare il tipo di  intervento strategico da mettere in atto per rispondere ai bisogni principali di quella fascia di popolazione migrante che si affaccia con non poche difficoltà alla prima età adulta.

Piazzale Spadolini rappresentava un luogo di stazionamento per molti dei migranti ai quali sono rivolti i nostri servizi, ora però -dopo lo sgombero – ci si chiede: Dove vanno? Dove si fermano? Dove si incontrano? Chi li indirizza? Di chi si fidano?

Dal periodo di Agosto 2021 gli utenti incontrati sono per la grande maggioranza transitanti, ovvero ragazzi con il progetto di spostarsi in altri Paesi d’Europa. Nei pressi della stazione Tiburtina abbiamo incontrato principalmente ragazzi sudanesi, eritrei e tunisini. Quasi tutti  stazionano a Tiburtina ed hanno per obiettivo quello di raggiungere la stazione di Ventimiglia”, spiega la responsabile del Polo Psichiatro Psicologico (POLO PSI) di Sanità di Frontiera, la psicologa Roberta Baldi.

Sembra evidente che la prima richiesta che questi giovani migranti rivolgono agli operatori sia di natura economica, hanno bisogno di soldi per potere sostenere il viaggio. Eppure le loro condizioni di salute non sono ottime. “Nel momento in cui li incontriamo sono tutti in situazioni sanitarie e igieniche problematiche. Molti non mangiano da giorni, ma hanno in testa solo il viaggio, non lasciandosi possibilità di cura, fisica e psicologica – prosegue la Baldi – Il nostro intervento quindi si focalizza sulla possibilità di aprire uno spazio (fisico e mentale) per far maturare in loro la consapevolezza e, di conseguenza, il desiderio di un possibile miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche attraverso l’offerta dei servizi di base, ma anche una presa in carico medica”.

Lavoro non semplice per gli operatori che, spesso appunto, si trovano di fronte a situazioni di chiusura e diffidenza totale. Si procede quindi con un’informativa legale e sociale, per far conoscere loro i rischi del percorso così come i diritti di cui sono portatori in quanto richiedenti asilo. Un lavoro continuo e costante sostenuto dall’esperienza e dalla caparbietà di chi opera in questo campo.

Questo è stato reso possibile solo grazie al costante lavoro di costruzione e mantenimento della rete con le altre associazioni del territorio, al fine di poter offrire risposte il più possibile efficaci ed immediate ed ‘agganciare’ così i ragazzi per costruire una relazione più duratura ed un intervento progettuale – aggiunge la psicologa del POLO PSI – A guisa di esempio, dieci ragazzi incontrati sono stati accompagnai all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma per poter usufruire del vaccino anti-Covid. Ad almeno altrettanti è stata offerta la possibilità di un STP per accedere alle cure mediche di base”.

In questo periodo, dunque, il lavoro che il POLO PSI sta mettendo in atto è quello di costruire percorsi ad hoc che consentano ai giovani utenti di incontrare l’offerta dei servizi, attraverso un lavoro di raccordo tra i le strutture sanitarie e i beneficiari stessi. L’informazione è, ad oggi, il primo passo da percorrere per far maturare nei giovani migranti la consapevolezza delle proprie opportunità, soprattutto in ambito socio-sanitario.

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