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POLO PSI: il nostro impegno nel limbo dei giovani emarginati

Da settembre 2020 nasce il POLO PSI, un progetto che vuole dare voce e visibilità ai ragazzi minori e neo-maggiorenni a rischio marginalità, favorire l’emersione del disagio ed attuare una presa in carico.

In una delle sue azioni il POLO PSI si occupa dei ragazzi stranieri usciti dal circuito dell’accoglienza, vuoi perché ormai troppo grandi per essere presi in carico dalle case famiglia o vuoi perché troppo giovani per assoggettarsi al tortuoso iter del sistema d’accoglienza italiana, con i suoi paradossi e le sue regole stringenti. O perché troppo precocemente hanno perso il diritto di stare sul suolo italiano e di poter fare domanda d’asilo.

Sono i ragazzi che abitano un limbo, tra un dentro e un fuori, tra le istituzioni e la strada, i centri d’accoglienza che hanno attraversato, le carceri da cui entrano ed escono, tra l’essere adulti e bambini, un limbo che per noi operatori del sociale è terra impervia, inesplorata, non regolata da precise prassi e procedure.  Giovani che, arrivati da minorenni, indirizzati e cooptati da gruppi di connazionali, con l’obiettivo di affrancarsi dalla povertà da cui fuggono ed imitare il modello di chi, prima di loro, è partito per permettere alla famiglia uno status più elevato, vedono spesso fallire il loro progetto migratorio. In alcuni casi si tratta di ragazzi appena arrivati in Italia, carichi del loro bagaglio di immaginario sull’Europa, che impattano con una realtà durissima e deludente.

Il fallimento della promessa che i ragazzi hanno fatto alle loro famiglie di immolarsi nel viaggio per sollevare la loro situazione sociale e finanziaria, li porta ad interrompere i rapporti con il luogo d’origine. Per colpa, per vergogna, fanno perdere alle famiglie le loro tracce, e, in tantissimi casi, entrano nel circuito della dipendenza da sostanze psicotrope e traffico delle stesse.

Perdendo qualunque tipo di diritto si perde anche la speranza, ed alla delusione subentra anche la rabbia. L’Italia non è più un luogo accogliente, ma un luogo di pericolo ed un vicolo cieco.

Per questo motivo i ragazzi che incontriamo sono diffidenti, forgiati da mille delusioni, e non hanno più fiducia negli adulti, né nella possibilità di vedere un’altra strada per loro.

Primo obiettivo del POLO è creare uno spazio dove questi ragazzi possano esistere, nell’interazione con gli operatori e i mediatori, con i propri drammi, le proprie delusioni, i dolori, le paure, le bugie e resistenze.

POLO PSI è un servizio a bassa soglia, in cui, grazie alla sinergia di un’equipe multidisciplinare composta da psicologi, mediatori culturali ed operatori legali, contattiamo i bisogni dei ragazzi per co-costruire assieme a loro un intervento, mettendo al centro il protagonismo del beneficiario nello sviluppo del suo progetto di vita.

Attraverso un’azione di outreach intercettiamo i ragazzi che vivono in strada, approcciandoci in un contesto familiare e proponendo loro una relazione, uno spazio d’ascolto, e servizi di base.

Nel centro il ragazzo ha la possibilità di fare la doccia, consumare piccoli pasti, accedere ad internet, lavare gli indumenti e soprattutto “decomprimersi”, interagire sia con gli operatori, sia con i pari e costruire una relazione di fiducia dalla quale partire per elaborare la sua domanda di aiuto e supporto. Grazie ad un’azione di referral, si cerca poi di costruire attorno a loro una rete di servizi che lavorano in sinergia.

Vogliamo continuare a mettere a disposizione le nostre migliori energie e risorse per offrire a questi ragazzi la possibilità di tornare a sognare e costruirsi un futuro migliore.

Per farlo, per non lasciare nessuno indietro, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Sostenici con una donazione.

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POLO PSI: il nostro impegno nel limbo dei giovani emarginati

Lo sgombero del presidio umanitario di Piazzale Spadolini, promosso il 14 luglio dalla delegata alle periferie del Comune di Roma Federica Angeli e messo in atto da Comune, Questura, Prefettura, Municipio, Grandi Stazioni, Rete Ferroviaria italiana e BNL, è stato, in continuità con gli innumerevoli sgomberi degli ultimi anni, un’ennesima operazione priva di efficacia e incapace di affrontare un fenomeno sociale complesso.

Nessuna soluzione alternativa è stata infatti immaginata per le persone che trovavano riparo in quel luogo, in molti casi soggetti estremamente vulnerabili.

La stretta collaborazione tra le diverse associazioni che da diversi anni operano presso il presidio, ha consentito di intercettare molte persone fragili (minori non accompagnati, donne sole, persone con problemi di salute), migranti recentemente sbarcati sulle nostre coste e in transito verso altri paesi europei, migranti stabilmente presenti in Italia ma esclusi dal circuito dell'accoglienza cittadina del Comune di Roma, richiedenti asilo e rifugiati che non hanno una dimora.

A Piazzale Spadolini queste persone hanno trovato cibo, acqua e vestiario, un primo approdo di accoglienza, assistenza, legale e
sanitaria, supporto psicologico. Ogni giorno arrivano a Piazzale Spadolini in media 20 persone e la media di presenze giornaliere è di circa 100 -120 persone.

Le continue segnalazioni alla Sala Operativa Sociale e all'Ufficio Immigrazione del Comune di Roma da parte della rete associativa, per chiedere che vengano accolte le persone vulnerabili, hanno trovato difficilmente risposta e non poteva essere
altrimenti visto il continuo e progressivo depotenziamento del circuito cittadino dell’accoglienza.

Anche in questa occasione la situazione non è stata diversa: le persone allontanate da Piazzale Spadolini sono state letteralmente sostituite da fioriere, in un ipocrita intervento di riqualificazione urbana che lascia senza alternative dignitose degli esseri umani.

Questa ennesima operazione conferma la mancanza di una visione lucida e lungimirante del grave fenomeno dell'esclusione sociale a Roma, della capacità di pianificazione di interventi sociali graduali ma incisivi e della volontà politica di fornire delle risposte. In varie occasioni le associazioni scriventi hanno affermato che le operazioni di sgombero, come quella del 14 luglio, non risolvono in alcun modo il fenomeno della marginalità sociale a Roma, ma hanno solo l’effetto di spostare di pochi metri le persone, che saranno costrette a cercare riparo in altri luoghi ancor più isolati e irraggiungibili.

Si tratta ancora una volta di una manifestazione di irresponsabilità a cui va tempestivamente posto rimedio.

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