Home > Le ultime notizie > POLO PSI: diario di bordo

POLO PSI: diario di bordo

Novembre 2021

A partire dai mesi estivi, luglio e agosto registriamo in outreach, cosi’ come al centro, un’elevata presenza di ragazzi somali. La necessità di interfacciarci con loro, ascoltarli, ci porta ad ampliare la palette della nostra équipe con Zakaria, mediatore culturale di origine somala.

La maggior parte dei ragazzi che incontriamo sono dublinati, tornati dai Paesi del nord Europa, dopo lunghe attese che vanno anche dai sei agli otto anni in attesa della regolarizzazione. Chiamiamo “dublinati” le persone soggette al regolamento di Dublino, richiedenti asilo che, approdati in Italia via mare o via terra, dopo essere stati identificati tramite impronte digitali e fotosegnalazione, riescono ad arrivare nei Paesi del Nord Europa (Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi etc) ed a raggiungere amici e familiari ma poi, in seguito a controlli e verifiche, sono costretti a tornare in Italia, il primo Paese in cui sono arrivati e sono stati identificati.

Molti dei ragazzi che incontriamo, al primo arrivo in Italia non hanno fatto richiesta asilo, vuoi perché già con il progetto di andare via, o perché mal informati sui loro diritti. Una volta nuovamente in Italia, quindi, iniziano d’accapo l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale. Altri invece, sono qui per il rinnovo del documento.

C’è però una parte di loro che ha deciso di tornare in Italia volontariamente, perché non avendo trovato opportunità lavorative all’estero decide di raggiungere la comunità somala in Italia per cercare altre opportunità.Uno dei motivi del ritorno dalla Germania ad esempio è che il Paese ha messo in atto una serie di reimpari per Somalia, per evitare i quali i ragazzi motivo, lasciano il Paese per tentare la richiesta di asilo in Italia.

A Roma la comunità somala è numerosa e compatta, incontriamo i ragazzi sempre in coppia o in gruppo, di due, tre, cinque. Sono compagni di viaggio che si aiutano a vicenda. Quando qualche nuovo ospite arriva al POLO è sempre accompagnato da qualcun altro che è già venuto e che ha ricevuto da noi aiuto o indicazioni utili.

Anche di fronte alle difficoltà economiche la comunità si mobilità: chi vive in un’occupazione si fa carico di ospitare per qualche giorno un connazionale, per poi indirizzarlo ai vari servizi che possono aiutarlo a fare richiesta di accoglienza in CAS o SAI.

In outreach incontriamo i ragazzi somali soprattutto in zona Termini dove c’è sempre qualcuno della comunità che intercetta nuovi arrivati.

Ma la comunità si presenta anche ricca di sfaccettature e complessità. “Si amano e si odiano” ci dice Zakaria. I nuovi arrivati, da dieci anni a questa parte, i ‘Titanic”, così come vengono definiti in allusione al viaggio in mare, raggiungono una comunità già integrata nel tessuto italiano e con un’occupazione: le ‘Vecchielire’.

Nei pressi della stazione Termini esistono molti esercizi commerciali gestiti da somali dagli anni novanta. Solo alcuni sono gestiti da giovani arrivati nel 2008. Vi si trovano vestiti, cibi tipici somalo, olio di sesamo….Il 90% degli acquirenti sono somali, il resto sono persone di passaggio.

Come spesso succede, le vecchie leve non vedono di buon occhio “i nuovi”, i giovani, considerati portatori di altri punti di vista, altri costumi, altre abitudini, altra educazione.

Nel mezzo, incontriamo delle ‘figure chiave’, dei mediatori che fanno da cerniera: sono uomini o donne di origine somala che si sono dotati di strumenti per capire le complessità dei contesti, in mezzo tra i ‘vecchi e i nuovi’, tra la cultura italiana e quella somala.

La loro funzione, in vesti ufficiali (chi ha ottenuto un titolo di mediatore) o ufficiose consiste nono solo nell’introdurre i connazionali alle regole del gioco del contesto italiano, ma anche nel mediare i conflitti generazionali della comunità, contrastare fenomeni di alcoolismo e lavoro nero, farsi carico delle difficoltà ed attivare un referral. Nel nostro lavoro è importantissimo instaurare un rapporto di fiducia con loro, che spesso ci fanno da ponte.

Tra le criticità che incontriamo ultimamente vi è il mancato ottenimento, per i ragazzi somali, del titolo di viaggio o il ritiro dello stesso, a discrezione della questura. Moltissimi vengono dalla Sicilia o da altre questure locali, perché non rilasciano il titolo di viaggio, e molti tentano presso la questura di Roma.

Ad oggi, qualcuno tenta il rientro nel Paese di origine. A Mogadiscio appaiono qua e là dei negozi ‘italiani”. La richiesta di reimpatrio assistito dura molti mesi, motivo per il quale la comunità si organizza autonomamente, per supportare i connazionali che altrimenti vivrebbero molti mesi in strada. Esiste a Roma l’associazione Somaliyey Toosa Italia, che tra le altre attività aiuta a fare il reimpatrio se qualcuno ha deciso di tornare al Paese.

Sanità di Frontiera

Piazza Farnese, 44
00186 - Roma
C.F. 97871340580

Contatti

(+39) 06 45508615
info@sanitadifrontiera.org

Iscriviti alla newsletter
Lavora con noi
Privacy Policy
Cookie Policy