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Libia, Onu: “Il numero di persone detenute e torturate è aumentato”

Sono 237 le persone migranti a bordo di Ocean Viking, di cui 101 minori, per la maggior parte non accompagnati.Siamo stati avvisati da una email inviata da Moonbird, l’aereo di Sea Watch, alle autorità competenti”. Costa d’Avorio, Sudan e Mali, queste le tre nazionalità più rappresentate sulla nave della Ong. “Erano a bordo di un gomme strapieno e in pericolo”, riferisce Sos Mediterranée; ma sembrano esserci altre persone in pericolo nel Mediterraneo. La nave Astral di Open Arms è impegnata nell’area di ricerca e soccorso maltese per ritrovare un gommone con a bordo circa 20 persone, contemporaneamente altre imbarcazioni sono impegnate in diverse aree del Canale di Sicilia.

Sono, infatti, oltre 500 i migranti messi in mare in un giorno dai trafficanti libici. Molti altri riportati nei campi di prigionia dove, così come è possibile leggere nel nuovo rapporto firmato qualche giorno fa dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, queste personesubiscono torture, violenze sessuali e sparizioni forzate; privazione di cibo e di assistenza sanitaria”.

E mentre alcuni paesi come l’Italia, sostengono che a Tripoli ci siano segni di cambiamento, Guterres scrive che “il numero di persone trattenute in detenzione nei centri per migranti è aumentato”. Nel 2020 sono stati oltre 11.900 i migranti e i rifugiati ad essere intercettati e fatti sbarcare di ritorno in Libia, quasi 3.000 in più rispetto al 2019. Questo è ciò che sta alla base della drastica riduzione degli sbarchi in Italia e in Europa.

È noto a tutti, però, che in Libia decine di migliaia di rifugiati e migranti sono prigionieri, in parte nei centri di detenzione gestiti dal Dcim (Department for Combating Illegal Migration – Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale, creato nel Ministero dell’interno nel 2012 per contrastare i flussi migratori nel Paese) e in parte in luoghi di detenzione gestiti da milizie e bande criminali.

In entrambi i casi si tratta di persone fortemente esposte a violazioni dei diritti umani.

La terribile situazione dei migranti nelle prigioni libiche non può più essere ignorata, così come non possono più essere ignorate le cause che spingono le persone a migrare. Sappiamo che sia il fenomeno dell’immigrazione verso l’Europa attraverso le rotte del Mediterraneo, a cominciare dalla Libia, sia quello dei trafficanti di esseri umani sono il portato di situazioni economiche e politiche di ampio respiro, proprie del continente africano, ma sono anche il prodotto di errori commessi dall’Unione europea e dai singoli Paesi membri nell’affrontare il tema dell’immigrazione.

Sarebbe, però, semplicistico pensare che l’unico modo per affrontare la questione sia quello di denunciare e sanzionare gli orrori, perché in questo modo si continuerebbe a percorrere la strada che fino ad oggi ha ignorato, e continua ad ignorare le numerose sfaccettature e la portata storica e sociale dell’immigrazione verso l’Europa, nonché le sue degenerazioni.

È necessario, dunque, rivedere gli accordi al fine di rafforzare immediatamente i controlli delle Agenzie ONU relativamente alla gestione dei centri Libici; rivedere con urgenza gli accordi siglati con la Libia dagli Stati membri, ridefinire il Sistema comune di asilo europeo, con riguardo sia all’ingresso che all’accoglienza e reintegrazione dei migranti e impedire agli Stati membri di siglare e rinnovare accordi bilaterali con i paesi di origine o di transito che, proprio come dimostra il dossier dell’Onu, alimentano “la discriminazione, l’arresto, la detenzione arbitraria e la tortura di migranti e rifugiati, comprese donne e bambini”.

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