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Divieto di Aborto: la frontiera della salute riproduttiva

Il termometro del diritto alla salute riproduttiva segna la febbre del sistema normativo europeo in tema di tutela delle donne. L’approvazione della legge che, in Polonia, vieta quasi totalmente l’interruzione di gravidanza anche in caso di grave malformazione del feto, oltre a sollevare proteste civili, desta la preoccupazione di chi ha a cuore il diritto alla salute.

Rendendo l’interruzione di gravidanza illegale anche in caso di stupri, malformazioni gravi del feto e rischi della salute per la madre, e introducendo una pena di cinque anni di carcere per le donne e per i medici che la praticano, si alimenta il mercato degli aborti clandestini che coincide con un più alto tasso di mortalità delle madri. Basti pensare che, nel 2019, 1.074 aborti su 1.100 eseguiti in Polonia erano stati causati da malformazioni del feto.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 23.000 donne muoiono ogni anno per il ricorso all’aborto clandestino, e altre decine di migliaia sperimentano complicazioni di salute significative.
Le restrizioni legali all’aborto non si traducono in un minor numero di aborti, ma costringono le donne a rischiare la vita e la salute cercando cure per l’aborto non sicure”.

Nel 2014 fu la Spagna ad essere teatro di proteste per una proposta di legge che tendeva all’abolizione dell’interruzione volontaria di gravidanza. In Italia il dibattito è aperto sulle questioni riguardanti l’aborto farmacologico, ma non c’è – almeno per il momento – il timore dell’abolizione della Legge 194. Negli Stati Uniti sembra essere passata la minaccia delle restrizioni misogine e patriarcali che avevano mobilitato milioni di americane. Ora ad essere minacciata è la salute delle donne polacche che, a fronte di questa nuova legge, inizieranno a spostarsi e a migrare per ricorrere all’aborto che, come dimostrano i dati, è soprattutto praticato per malformazioni del feto.

Le donne polacche, guidate da Marta Lempart, si battono con una convinzione:
Sarà l’aborto a ridarci la libertà”.

Qui è racchiuso il senso di una battaglia che, ancor prima che politica, richiama l’attenzione sui diritti umani:
“Da cittadina europea pretendo che l’Europa difenda i popoli e i diritti umani, non i governi”, ha dichiarato oggi la Lempart a La Stampa.

Infatti, i governi passano, le politiche cambiano, ma la salute deve essere sempre tutelata e garantita, senza confini.

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