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Bosnia. La finestra che non c’è

Le frontiere, da sempre considerate come barriere di divisione, possono invece diventare finestre”.
Affacciandosi alla finestra posta più a nord dell’Italia, quella Triestina, si vede, però, solo il retrocedere forzato di chi, per lungo tempo, ha sognato di giungere in Europa. L’appello di Papa Francesco si infrange contro il muro di una emergenza umanitaria che, attraverso le denunce di associazioni, ONG, testate giornalistiche e operatori sociosanitari, sta richiamando l’Europa ai valori di solidarietà ed umanesimo.

Proprio martedì, in Bosnia – Erzegovina, i diplomatici europei hanno visitato il campo di Lipa, distrutto da un incendio lo scorso 23 dicembre, e sul cui territorio l’esercito bosniaco ha realizzato una tendopoli nella quale sono stati sistemati 750 migranti. Il governo bosniaco ha preso l’impegno di trasformare quel campo in un vero e proprio centro di accoglienza stabile e adatto al clima gelido invernale.

Secondo Amnesty International i profughi sono circa 2500 e, a nordovest del paese, restano in condizioni estremamente precarie, all’aperto, al gelo, nella neve. In molti, tra i migranti e i rifugiati, nel campo hanno manifestato infezioni respiratorie e della pelle dopo aver soggiornato in tende e container allestiti precariamente tra il gelo e le bufere di neve, questo è quanto hanno denunciato gli operatori umanitari che spiegano, anche, come sia difficile distinguere – in quella circostanza di degrado umano – se si tratti di Covid-19 o di un altro tipo di infezione.

Nel frattempo continuano i violenti respingimenti alla frontiera della polizia croata di chi prova ad attraversare il confine per entrare nel territorio Europeo. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) parla di “catastrofe umanitaria”, 3.000 persone abbandonate a se stesse a temperature che scendono abbondantemente sotto lo zero. Una situazione che riporta l’attenzione sulla Rotta Balcanica che, partendo dalla Grecia, arriva in Italia, a Trieste.

Nonostante l’emergenza sanitaria da Covid-19, migliaia di persone hanno continuato a percorrere il proprio viaggio verso la sognata libertà europea. Caritas Italia racconta come “Decine di migliaia di migranti in transito lungo questa rotta sono stati rinchiusi per mesi all’interno dei campi profughi o strutture di vario genere presenti in tutta l’area; campi, già di per sé inadeguati e sovraffollati si sono trasformati in luoghi dalle condizioni estreme: senza servizi adeguati, in condizioni igieniche pessime, con gravi rischi per la salute psichica per i migranti.

Questa situazione ha alimentato la rabbia delle comunità locali che non fanno mancare atti di violenza e discriminazione verso le persone migranti che, dalla Grecia alla Bosnia, sfociano in vere e proprie campagne di odio razziale, pestaggi e respingimenti violenti anche da parte della polizia di frontiera.

Le forti proteste dei volontari, dell’ONU e dell’Ue hanno portato a un primo passo: lunedì sera sono stati soccorsi 900 profughi e condotti nelle tende riscaldate di Lipa. Docce, coperte, pasti caldi e cure mediche. Ma tutti gli altri? Che fine faranno le centinaia di bambini, di donne e uomini che arrivati alla frontiera europea non hanno trovato una finestra, ma violenza e umiliazione?

È assolutamente necessario che, oltre agli interventi sul territorio bosniaco, le nostre Autorità, l’Europa, l’ONU, attivino con urgenza misure per allestire percorsi sicuri e centri di accoglienza temporanei, dove sia assicurata la protezione e la sicurezza umana dei profughi lungo tutta la Rotta Balcanica.

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