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Andiamo incontro a chi è emarginato. La nostra gestione del progetto Niente RiSChi

Giudizi e pregiudizi aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione”, così papa Francesco in visita alla comunità Rom di Košice. Nelle parole del Pontefice trovano conforto molte attività di sostegno e cura verso le persone più vulnerabili, attività che spesso vengono sottaciute dai media, ma anche da coloro che le svolgono, per il timore di essere scherniti o stigmatizzati.

Andare incontro a chi è emarginato, fragile e vulnerabile, è il lavoro quotidiano di Sanità di Frontiera e, con la nostra Unità Mobile, lo staff medico, i mediatori culturali e i volontari, raggiungiamo luoghi angusti, periferie dimenticate e campi Rom. Proprio a questi ultimi è rivolta la nostra attività nell’ambito del progetto, da noi gestito, Niente RiSChi- informazione e sensibilizzazione contro rischio Covid per Rom Sinti e Caminanti, finanziato da INMP.

Abbiamo iniziato ad effettuate visite nei campi selezionati, per verificare e mappare la popolazione presente e censire i numeri di quanti sono potenzialmente interessati ad effettuare i vaccini. È importante individuare delle persone di riferimento, persone a cui i gruppi accordino la fiducia al fine di poter favorire la più ampia partecipazione possibile. 

È innegabile che vi sia qualche resistenza. Rintracciamo titubanza e sfiducia, timore di essere avvicinati e disillusione di fronte alla possibilità di essere curati. Sentimenti dovuti ad una categorizzazione atavica secondo cui, per la loro cultura, le loro abitudini e le loro consuetudini sociali, l’opinione comune si è attestata sul respingimento, l’allontanamento e l’isolamento delle diverse comunità Rom.

Noi ci avviciniamo con il materiale informativo sul virus, su come difendersi e sull’utilità nel vaccino, a partire da quanto già in uso nelle ASL. E proprio attraverso questa nostra azione info-formativa riusciamo a coinvolgere i beneficiari, e, proprio attraverso questo “approccio partecipato” che mette al centro, oltre alle tematiche sanitarie, l’emersione di paure, credenze e aspetti culturali che rischiano di diventare vere e proprie barriere che noi vogliamo abbattere per agevolare tutti i percorsi specifici per la vaccinazione di queste popolazioni. In stretto raccordo con le ASL e gli  altri partners di progetto,  perseguiamo l’obiettivo di facilitare l’accesso ai vaccini del maggior numero di persone possibile.

La divisione tra buoni e cattivi, per chi come noi non ha paura di entrare in contatto con problematiche correlate alla condizione di chi resta indietro, dal disagio psichico alla disoccupazione e alla criminalità, si dimostra una pura invenzione semantica utilizzata per confondere le acque di una discussione intorno al tema dell’accoglienza.

Per recuperare la fiducia degli esclusi e ri-dare loro dignità è necessario passare dai pregiudizi al dialogo, dalle chiusure all’integrazione che, come ha ricordato Bergoglio facendo visita ai Rom slovacchi,

Giudizi e pregiudizi aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione, così papa Francesco in visita alla comunità Rom di Košice. Nelle parole del Pontefice trovano conforto molte attività di sostegno e cura verso le persone più vulnerabili, attività che spesso vengono sottaciute dai media, ma anche da coloro che le svolgono, per il timore di essere scherniti o stigmatizzati.

Andare incontro a chi è emarginato, fragile e vulnerabile, è il lavoro quotidiano di Sanità di Frontiera e, con la nostra Unità Mobile, lo staff medico, i mediatori culturali e i volontari, raggiungiamo luoghi angusti, periferie dimenticate e campi Rom. Proprio a questi ultimi è rivolta la nostra attività nell’ambito del progetto, da noi gestito, Niente RiSChi- informazione e sensibilizzazione contro rischio Covid per Rom Sinti e Caminanti, finanziato da INMP.

Abbiamo iniziato ad effettuate visite nei campi selezionati, per verificare e mappare la popolazione presente e censire i numeri di quanti sono potenzialmente interessati ad effettuare i vaccini. È importante individuare delle persone di riferimento, persone a cui i gruppi accordino la fiducia al fine di poter favorire la più ampia partecipazione possibile. 

È innegabile che vi sia qualche resistenza. Rintracciamo titubanza e sfiducia, timore di essere avvicinati e disillusione di fronte alla possibilità di essere curati. Sentimenti dovuti ad una categorizzazione atavica secondo cui, per la loro cultura, le loro abitudini e le loro consuetudini sociali, l’opinione comune si è attestata sul respingimento, l’allontanamento e l’isolamento delle diverse comunità Rom.

Noi ci avviciniamo con il materiale informativo sul virus, su come difendersi e sull’utilità nel vaccino, a partire da quanto già in uso nelle ASL. E proprio attraverso questa nostra azione info-formativa riusciamo a coinvolgere i beneficiari, e, proprio attraverso questo “approccio partecipato” che mette al centro, oltre alle tematiche sanitarie, l’emersione di paure, credenze e aspetti culturali che rischiano di diventare vere e proprie barriere che noi vogliamo abbattere per agevolare tutti i percorsi specifici per la vaccinazione di queste popolazioni. In stretto raccordo con le ASL e gli  altri partners di progetto,  perseguiamo l’obiettivo di facilitare l’accesso ai vaccini del maggior numero di persone possibile.

La divisione tra buoni e cattivi, per chi come noi non ha paura di entrare in contatto con problematiche correlate alla condizione di chi resta indietro, dal disagio psichico alla disoccupazione e alla criminalità, si dimostra una pura invenzione semantica utilizzata per confondere le acque di una discussione intorno al tema dell’accoglienza.

Per recuperare la fiducia degli esclusi e ri-dare loro dignità è necessario passare dai pregiudizi al dialogo, dalle chiusure all’integrazione che, come ha ricordato Bergoglio facendo visita ai Rom slovacchi, “È un processo organico, un processo lento e vitale, che inizia con la conoscenza reciproca, va avanti con pazienza e guarda al futuro”; e noi lavoriamo affinché il futuro sia quello di una salute senza confini.

Sostieni il nostro lavoro al fianco delle persone più fragili con una donazione, ogni contributo, anche il più piccolo, può fare la differenza.

Sanità di Frontiera

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