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Formazione a distanza (FAD)

La formazione FAD di Sanità di Frontiera vuole offrire un estratto delle tematiche affrontate durante i corsi residenziali “Salute e Migrazione”.

Ciò attraverso l’erogazione di contenuti che, toccando i temi rappresentativi dell’impianto formativo in presenza, ne dia una visione d’insieme organica restituendo la complessità delle materie trattate. Il corso a distanza è suddiviso in tre sessioni: “Popoli in movimento”, “La salute” e “Barriere invisibili”:

  • La sessione “Popoli in movimento” intende contestualizzare l’intera attività formativa, illustrando come alla necessità contingente di rispondere a un bisogno immediato di aiuto e accoglienza sia essenziale affiancare una coerente azione normativa e politica e adeguate competenze professionali in campo medico.
  • La sessione “La salute”, dopo un’ampia apertura sulla medicina delle migrazioni e sulle politiche sanitarie italiane per le migrazioni, offre due approfondimenti – il primo sull’epidemiologia delle malattie infettive, il secondo sull’assistenza e la cura del migrante bambino – che forniscono ai professionisti del settore conoscenze, tecniche e strumenti combinando efficacemente teoria e applicazione pratica. 
  • La sessione “Barriere invisibili”, partendo dall’assunto che le difficoltà riscontrate dall’operatore sanitario nell’assistere il migrante sono spesso riconducibili alla distanza culturale che li separa, intende offrire nuovi spunti per stimolare sensibilità che vadano al di là delle competenze e delle conoscenze tecniche. Fondamentale è quindi la capacità di riconoscere tali barriere – specie quando i traumi subiti siano di tipo psicologico, dunque difficilmente comunicabili e altrettanto difficilmente identificabili – e conseguentemente di interagire con i pazienti nel modo più efficace.

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Formazione a distanza

Lo sgombero del presidio umanitario di Piazzale Spadolini, promosso il 14 luglio dalla delegata alle periferie del Comune di Roma Federica Angeli e messo in atto da Comune, Questura, Prefettura, Municipio, Grandi Stazioni, Rete Ferroviaria italiana e BNL, è stato, in continuità con gli innumerevoli sgomberi degli ultimi anni, un’ennesima operazione priva di efficacia e incapace di affrontare un fenomeno sociale complesso.

Nessuna soluzione alternativa è stata infatti immaginata per le persone che trovavano riparo in quel luogo, in molti casi soggetti estremamente vulnerabili.

La stretta collaborazione tra le diverse associazioni che da diversi anni operano presso il presidio, ha consentito di intercettare molte persone fragili (minori non accompagnati, donne sole, persone con problemi di salute), migranti recentemente sbarcati sulle nostre coste e in transito verso altri paesi europei, migranti stabilmente presenti in Italia ma esclusi dal circuito dell'accoglienza cittadina del Comune di Roma, richiedenti asilo e rifugiati che non hanno una dimora.

A Piazzale Spadolini queste persone hanno trovato cibo, acqua e vestiario, un primo approdo di accoglienza, assistenza, legale e
sanitaria, supporto psicologico. Ogni giorno arrivano a Piazzale Spadolini in media 20 persone e la media di presenze giornaliere è di circa 100 -120 persone.

Le continue segnalazioni alla Sala Operativa Sociale e all'Ufficio Immigrazione del Comune di Roma da parte della rete associativa, per chiedere che vengano accolte le persone vulnerabili, hanno trovato difficilmente risposta e non poteva essere
altrimenti visto il continuo e progressivo depotenziamento del circuito cittadino dell’accoglienza.

Anche in questa occasione la situazione non è stata diversa: le persone allontanate da Piazzale Spadolini sono state letteralmente sostituite da fioriere, in un ipocrita intervento di riqualificazione urbana che lascia senza alternative dignitose degli esseri umani.

Questa ennesima operazione conferma la mancanza di una visione lucida e lungimirante del grave fenomeno dell'esclusione sociale a Roma, della capacità di pianificazione di interventi sociali graduali ma incisivi e della volontà politica di fornire delle risposte. In varie occasioni le associazioni scriventi hanno affermato che le operazioni di sgombero, come quella del 14 luglio, non risolvono in alcun modo il fenomeno della marginalità sociale a Roma, ma hanno solo l’effetto di spostare di pochi metri le persone, che saranno costrette a cercare riparo in altri luoghi ancor più isolati e irraggiungibili.

Si tratta ancora una volta di una manifestazione di irresponsabilità a cui va tempestivamente posto rimedio.

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